Un importante aspetto da prendere in considerazione per valutare l’azione di contrasto alla siccità è la manutenzione di dighe e invasi.
Il presidente dell’Anbi (Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue) Francesco Vincenzi ha evidenziato che: «Il Sud è stato destinatario di lungimiranti interventi, realizzati attraverso la Cassa del Mezzogiorno, che, pur criticabile per altri aspetti, finanziò la realizzazione di invasi per combattere il rischio siccità. A tali investimenti, però, non è seguita negli anni la necessaria cura».
L’Anbi stima (nel 2025) che per i diversi interventi necessari al Sud, quantificati in 222, occorra un investimento di circa 1,9 miliardi di euro, comprensivo del completamento di 10 nuovi invasi e della pulizia di altri 45.
Si definiscono «grandi» gli invasi che hanno una capienza superiore al milione di metri cubi, creati con «grandi» dighe, di altezza uguale o superiore ai 15 metri.
Questi impianti sono censiti e curati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con la tenuta del Registro dighe, da cui si evince che la capienza complessiva dei 188 grandi invasi del Mezzogiorno (Sud e Isole) è pari, in condizioni di totale riempimento, a 6.513 milioni di metri cubi di acqua e che l’età media delle dighe è di 45,6 anni, con un massimo di 61 anni in Abruzzo e un minimo di 31 anni in Molise.
Molti invasi minori non sono a regime
Grandi dighe e invasi vanno poi sommati ai piccoli, che nel 2020, in tutta Italia, risultavano poco più di 26.000, gestiti direttamente e individualmente da ciascuna Regione. Per questi esistono solo autonomi censimenti regionali, che comunque non danno indicazione sui volumi stoccabili.
Su un totale di 122 invasi minori gestiti da quattro uffici, Ufficio dighe di Napoli, Ufficio dighe di Palermo, Ufficio dighe di Palermo-Sezione di Cosenza, Ufficio dighe di Cagliari, solo 37 sono a regime ordinario.
Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 08/2025
Sud senza acqua, ma gli invasi ci sono
di G. Losurdo
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