Agrovoltaico, no al Far West sull’uso dei suoli agricoli

Il ministro delle politiche agricole, Stefano Patuanelli, rispondendo al question time, posto dai deputati Luciano Cadeddu e Luciano Cillis (M5S), sui tempi per l’adozione delle linee guida in materia di installazione di impianti agrovoltaici, ha annunciato che verranno fissati limiti molto chiari alle tipologie di terreno da utilizzare e assicurato che non sono previste forme di esproprio dei terreni agricoli, ma solo semplificazioni dei processi autorizzativi per la realizzazione di progetti strategici per la transizione energetica del Paese.

Con il Pnrr è prevista per l’agrovoltaico una dote finanziaria di 1,1 miliardi di euro, con l’obiettivo di installare a regime una capacità produttiva da impianti di 1,04 GW, in grado di ridurre le emissioni di gas serra per circa 0,8 milioni di tonnellate di CO2.

L’investimento, si legge nel Piano del Governo,  punta a rendere più competitivo il settore agricolo, riducendo i costi di approvvigionamento energetico (a oggi oltre il 20% dei costi variabili delle aziende) e migliorando le prestazioni climatiche e ambientali.
La misura di investimento, nello specifico, prevede l’implementazione di sistemi ibridi agricoltura-energia che non compromettano però l’utilizzo dei terreni dedicati alle coltivazioni.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 31/2021
Agrovoltaico, sull’uso dei suoli serve chiarezza
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